sabato 20 giugno 2009

Terremoto de L'Aquila - Solidarietà per un Artista Aquilano




Terremoto de L’Aquila
Solidarietà per un Artista Aquilano


di benag


La tragedia del terremoto che il 6 aprile 2009 ha colpito L’Aquila ed alcuni Paesi della sua Provincia non lasciò nell’indifferenza Artisti ed appassionati d’Arte.
Frequentatori di siti d’Arte nel web diedero vita, con immediatezza, a varie iniziative per la raccolta fondi da donare a quelle popolazioni.
Sul sito “gigArte.com”, trovarono particolare unità d’intenti le finalità proposte da Vittoria Salati, pittrice Milanese e dal "Centro Studi Marco Josto Agus"di Avezzano: raccogliere fondi da donare ad un/una Artista delle zone colpite dal sisma.
Vittoria Salati, mise all’asta due sue Opere pittoriche, una su “gigArte” e l’altra sul sito web "Artantis", realizzando così un certo importo.
Dall’altro canto, il "Centro Studi ", si adoperò per una raccolta diretta.
I risultati portarono alla somma complessiva di 600 euro (280 dalla Salati e 320 dal Centro Studi).
Una meticolosa ricerca, posta in essere dalla Croce Rossa Italiana-Comitato Regionale Abruzzo e dalle Sezioni UNUCI de L’Aquila e di Avezzano, individuò nel giovane pittore e ceramista "U.C." il destinatario di tale importo. L’Artista in questione, nello sconvolgimento del terremoto, ha perso la casa dove abitava, il laboratorio ove lavorava ed il relativo posto di lavoro, e vedendo altresì compromessa per lungo periodo la propria attività artistica.



Oggi, 18 giugno 2009 si è proceduto alla consegna della somma raccolta all’interessato. La breve cerimonia si è svolta presso il “Campo di San Gregorio”, gestito e diretto dalla Croce Rossa Italiana.
Hanno presenziato: le Bandiere Italiane della CRI e delle due Sezioni UNUCI; la Prof.ssa Maria Teresa Letta, Presidente del Comitato Regionale Abruzzo della Croce Rossa Italiana; il Capo del “Campo Croce Rossa Italiana di San Gregorio; il Capitano Corpo Militare CRI, Floriano Maddalena, Presidente della Sezione UNUCI di Avezzano; il S.Tenente Corpo Militare CRI, Dario Mangolini, Presidente della Sezione UNUCI de L’Aquila; Ufficiali UNUCI e Volontari CRI.
La somma raccolta è stata consegnata ad U.C. da Beniamino Agus, Ufficiale UNUCI e curatore del "Centro Studi Marco Josto Agus". Significative parole di ringraziamento sono state espresse dall’Artista e dalla Prof.ssa Letta, rivolte poi telefonicamente anche a Vittoria Salati, distante dal luogo, ma presente col cuore e con la mente.
Un grazie di cuore è rivolto a "gigArte.com", per lo spazio concesso e per l'impegno profuso, ed a tutti i sottoscrittori, per la loro generosità.
Di seguito, le lettere di saluto indirizzate ad U.C.

“Non solo pennelli”
Vittoria Salati
Via della Repubblica, 16
20040 Cambiago (MI)

Gentile Signor U.C.,
durante l’iniziativa da me proposta “Asta per i terremotati dell’Aquila” ho donato due opere di mia produzione. La prima “Gesù nel blu” cm 60x60, attraverso il portale Gigarte , aggiudicata dalla mia amica Maria Petrecca per la cifra di euro 160. La seconda “Anturium rossi” cm 56x30 attraverso il portale Artantis aggiudicata dal mio amico Angelo Cadore per la cifra di euro 100. Inoltre, la mia amica Maria Guardo, mi ha offerto euro 20, per un totale di euro 280.
Caro Sig.U.C., ciò che è stato realizzato, è ben poca cosa, di fronte al suo bisogno reale, vorrei però dirle, che è stato fatto con tutto il mio cuore. La segnalazione mi è pervenuta dal Sig. Beniamino Agus, che a sua volta l’ha ricevuta dall'associazione UNUCI .
Sig.U.C., da artista ad artista, le auguro ogni bene e che questo sia il primo tassello di una grande e rapida ripresa della sua attività artistica.
Da parte mia, un caloroso abbraccio e tutta la mia solidarietà.
Vittoria Salati Mondadori
Cambiago 15 giugno 2009

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Centro Studi Marco Josto Agus
Via Canada, 2
67051 Avezzano

Carissimo U.C.,
un evento naturale, drammatico, stravolgente, rade al suolo persone, luoghi e cose. E’ il terremoto che il 6 aprile 2009 ha colpito L’Aquila ed altri Paesi della sua Provincia.
Permane nella nostra comunità un senso d’immanenza emotiva che, pur nella consapevolezza dell’umana dimensione, fortunatamente ci fa sentire vicini e fratelli.
Nasce, nello sgomento di questa realtà, la riflessione.
E quella dell'Artista, quale Tu sei, è sicuramente la più profonda.

Ed a Te, che con la Pittura vivi e perpetui il senso etico, estetico e spirituale dell’Arte, desideriamo manifestare la nostra partecipazione ideale.


Il Tuo cammino nell’Arte, e nella Pittura in particolare, darà risposte anche alle nostre riflessioni, ci donerà la bellezza delle Tue opere, contribuirà a costruire un mondo migliore.
Idealmente Ti abbracciano,
alessandra, assunta, beniamino, checchina, franco e luisa, marcello ed angela, maria, sabrina.
Avezzano, 18 giugno 2009

sabato 30 maggio 2009

30 Maggio 2009

30 Maggio 2009, il blog è vivo, ancora, e lo sarà fino a quando ognuno degli iscritti avrà argomenti e opinioni di cui discutere e per cui confrontarsi. Vi invito pertanto a tornare ad incontrarci qui, perché questo è il nostro mondo, un posto unico dove amicizia sentimento e libertà avranno sempre un piccolo ma esclusivo luogo d'incontro, lontano dal rumore e dal caos dell'ordinaria social web life. Vi aspetto. Buonanotte a tutti.

giovedì 28 maggio 2009

La Garbatella, sì. Ma anche... "Monteverde" (in libreria il romanzo di Gianfranco Franchi)

Dal Secolo d'Italia di giovedì 28 maggio 2009
Ci sono quartieri che diventano metafore della contemporaneità e territori dell'immaginario. A Roma, ad esemio, è così per diverse aree della città, non importa se popolari o borghesi. La nazionalpopolare Garbatella è assunta a zona condivisa da tutta l'Italia (e non solo) con la fiction de I Cesaroni, ai Parioli sono stati dedicati nel tempo film e saggi, non è mancata la raccolta di racconti di Giuseppe Jovine Gente alla Balduina... Adesso, con un romanzo di Gianfranco Franchi, è arrivata la codificazione letteraria anche per un altro quartiere importante nell'immaginario romano: Monteverde (Castelvecchi, pp. 310, € 16,00). E Monteverde, d'altronde, lo meritava. Ci ha vissuto Nanni Moretti e molti ricordano Massimo D'Alema bambino che frequentava la scuola elementare. E anche per quanto riguarda l'altro versante della società e dell'immaginario le tracce non sono poche. Proveniente dalla sua Bologna ci venne a vivere con la famiglia il giovane Gianfranco Fini. E anche Giampiero Rubei, l'organizzatore del jazz romano, ha vissuto sempre da queste parti. Per non dire di un bambino prodigio degli anni Sessanta, il protagonista della Famiglia Benvenuti, ovvero Valerio Fioravanti, che prima di imbattersi in altre vicende, ha trascorso a Monteverde la sua infanzia e la sua adolescenza. Oppure dei fratelli Tony (nella foto) e Andrea Augello, il prematuramente scomparso leader movimentista della destra e l'attuale senatore-scrittore, hanno avuto le proprie radici da queste parti. E, per finire, ma gli esempi potrebbero essere tantissimi, a Monteverde ha la sede la libreria e casa editrice Tilopa, espressione del mondo steineriano, cui ha sempre fatto riferimento lo scrittore Enzo Erra, residente nel quartiere.
Gianfranco Franchi, nato a Trieste nel 1978, fondatore e coordinatore del popolarissimo sito letterario Lankelot.eu, ha voluto dedicare al quartiere il titolo di questo suo romanzo. Si badi bene: Franchi è uno scrittore di frontiera. Per origini, considerando il sangue triestino, istriano e austriaco che gli scorre nelle vene, ma anche e soprattutto per temperamento e vocazione: attento com’è a ogni contaminazione, romanamente teso alla formazione di nuove sintesi culturali. Consapevole – per dirla con il sociologo britannico Zygmunt Bauman – di come «le nuove identità nascano sulle frontiere, che possono essere campi di battaglia ma anche workshop creativi dell’arte del vivere insieme, dei terreni in cui vengono gettati e germogliano i semi di forme future di umanità».
Non a caso, Franchi ha dedicato il romanzo «agli esuli istriani, fiumani e dalmati». Un abbraccio che richiama e coniuga le “patrie” familiari: la Trieste dov’erano ripiegati i nonni di Umago e Pirano, e quella d’adozione, altrettanto amata, Roma, anzi il quartiere di Monteverde. «Ognuno - scrive - rivendicava un pezzetto di verità». Spiega Franchi: «Spesso mi chiedo, guardandomi allo specchio, chi sono e a chi appartengo, a Monteverde per via di trent'anni di residenza, a Trieste per via della nascita, all'Istria e a Trieste e un pochetto a Roma per via del sangue? Cosa sono? Non ho un'identità chiara, ho interiorizzato la frontiera».
E' un’opera stupefacente per intensità. Potremmo definirlo un romanzo generazionale, se non temessimo di urtare la suscettibilità del protagonista, Guido Orsini, l’alter ego letterario di Gianfranco Franchi che già avevamo conosciuto in Disorder, la raccolta di racconti pubblicata dalle edizioni Il Foglio nel 2006 (pp.1 18, € 10,00).
Oppure potremmo salutarlo come un romanzo di denuncia del precariato eretto a sistema di sfruttamento perfettamente legale, anzi incoraggiato da uno Stato incapace di offrire prospettive professionali a laureati cum laude (come il nostro). No, l’autobiografico Monteverde è un libro intimo, oltre che intimamente politico, che racconta l’educazione sentimentale di un giovane addestrato nella complessità culturale. «Gli affetti più cari erano nemici tra loro, e parlavano lingue e dialetti diversi. Adesso registro questa pluralità con un sorriso». Avendo troppe patrie a disposizione ne ha scelta una sola: «La letteratura in lingua italiana con opportune commistioni dialettali e linguistiche perché io sono amalgamato così; perché è terra di menzogna e oasi di invenzioni e meraviglia, non ha pretese d’essere vera o realistica a ogni costo, né d’essere Storia. È storia delle storie, è tante storie insieme».
«La nostra letteratura va deideologizzata – ci spiega Franchi – e ciò sarà possibile solo cancellando ogni intento neorealista. Perché chi ha la pretesa di raccontare la storia inevitabilmente ne darà una lettura di parte. Un approccio più onesto con i lettori imporrebbe di limitarsi a restituire lo spirito del tempo senza fare invasione di campo. La letteratura non può sostituirsi alla storia». Il che non giustifica il disimpegno. Al contrario, Franchi «pretende» che l’intellettuale “onesto” produca opere in grado di scuotere le coscienze.
«Noi scrittori – precisa Franchi – abbiamo un compito politico importante, pacificare una volta per tutte i nostri nonni, che si sono sparati addosso con la stessa parola sulle labbra: Patria». E i nonni non potevano certo mancare nella straordinaria galleria dei personaggi di Monteverde. L’ultimo capitolo, “Frontiere”, è tutto loro. «In testa avevo delle marionette che parlavano lingue e dialetti diversi, e ognuna rivendicava un pezzetto di verità», scrive ripercorrendo i brevi interminabili viaggi che, ragazzino, faceva con i nonni esuli da Trieste alle loro vecchie terre. Ricorda le parole amare della nonna: «Quelle erano le nostre case, il nostro mare. E se le abbiamo perdute è colpa di quei porci dei democristiani. Del gobbo, e dei comunisti. Porci, e amici degli s’ciavi». E la sensazione di paura che li assaliva: «Erano minuti d’angoscia, manco fossimo contrabbandieri. Passata la frontiera eravamo stranieri in patria. Poi tornavamo a Trieste e i nonni erano altrettanto stranieri in patria».
E, se non proprio straniero, Franchi è certamente atipico nel panorama editoriale italiano, schierato com’è per una letteratura veramente indipendente. «In questo momento – accusa – chi è fuori dalle grandi concentrazioni editoriali ha problemi di visibilità. Per le televisioni, i quotidiani e le librerie esistono soltanto alcune case editrici. Non è più solo una questione politica e ideologica, ma anche industriale e commerciale. Ci sono posizioni dominanti inaccettabili. L’editoria va riformata facendo in modo che anche la piccola e media editoria abbia parità di opportunità, spazio e rispetto».
Ne “I diritti del letterato”- penultimo capitolo del libro – stabilisce anche ironiche sanzioni per chi si macchierà dei “reati” più gravi. «Salvo luminose quanto rare eccezioni – ci spiega Franchi – gli scrittori under 35 sono finti, artificiali, clonati, confezionati in casa editrice. È letteratura uterina, degna della decadenza della sinistra contemporanea». Il contrario di quello che serve: sincerità. Disarmante è quella di Guido Orsini, antieroe per eccellenza. Irriverente e malinconico, Guido Orsini è un Donchisciotte post litteram, disincantato ma mai cinico, malgrado abbia visto le proprie aspettative andare in frantumi nello scoprire che l’università non è un tempio della letteratura e i docenti non sono gran sacerdoti ma, spesso e volentieri, vanitosi arrivisti. Altra delusione gli arriva dall’editoria, ché «solo accidentalmente si occupa della letteratura italiana». Ma lui non molla. Guido è un nostalgico assetato di futuro. Di fronte all’inevitabilità del progresso, pertanto, a Guido non rimane che un gesto estremo: seppellire il proprio palmare sotto la pianta del basilico e consolarsi con il sogno: il calcio, la Roma, anzi la Magica. Un mondo che evoca la figura paterna e l’amicizia sugli spalti e nella vita, un universo tanto amato nel quale Gianfranco/Guido non si è fatto scrupolo di entrare dalla porta di servizio, come arbitro. Lo so. I palati più fini arricceranno il naso. Ma come – protesteranno – Guido Orsini, il letterato che porta avanti la sua battaglia per l’arte quasi fosse una missione, s’appassiona alle effimere sorti di undici uomini in mutande? Gianfranco chiama a sua difesa lo scrittore inglese Nick Hornby, che in Febbre a 90°, scrive: «Sono sempre stato accusato di prendere le cose che amo – il calcio, ma anche i libri e i dischi – troppo sul serio, e in effetti provo una specie di rabbia quando sento un brutto disco, o quando qualcuno è freddino nei confronti di un libro che significa molto per me». Le passioni non si discutono. Si coltivano. Anche quando arriva qualcuno più giovane a farci capire che siamo irrimediabilmente out. Capita a Guido quando, durante una lezione privata di latino, per ripetere un suono antropoide proveniente dalla strada, mima la voce di Chewbecca di Star Wars e la sua allieva lo guarda con gli occhi sbarrati. «Una studentessa nata negli anni Novanta, che non si ricorda nemmeno lo Stadio Olimpico senza copertura o un mondo senza internet, ti comunica inequivocabilmente che parli di cose senza senso, non guardi i film giusti e fai versi come una scimmia. Ti muore qualcosa dentro se fai Chewbecca e non vieni capito».
Di sicuro, non puoi più insegnare. E allora eccolo misurarsi con i lavori più improbabili: da “scannerizzatore” notturno di notizie a giornalista magazziniere fino a quello di apprendista commentatore radiofonico, “segato” quando, contravvenendo alle imposizioni della redazione, si permette di mettere in difficoltà un politico regionale di An. Malgrado – ma in radio non lo sanno – si tratti del suo vecchio partito di riferimento. Già, perché Gianfranco Franchi viene da destra. In Pagano (Edizioni Il Foglio 2007, pp. 145 € 10,00), precedente anti-romanzo esistenziale, racconta le sue vicissitudini politiche nel liceo classico Luciano Manara di Monteverde nei primi anni Novanta. «Nei licei bulgari noi eravamo quelli con la giacca di pelle, le camicie firmate e i pantaloni attillati. Eravamo pochi e guardati con disprezzo. Io ero quello che – un po’ irritati – chiamavano “l’intellettuale di destra”. Dicevano che il mio era fascismo impossibile, perché intellettuale e violento al contempo. Non serve dire che non avevo e non ho mai tirato un pugno o uno schiaffo in vita mia e non ho nostalgia del fascismo. Io guardavo e guardo avanti». Sta di fatto che Franchi venne eletto al consiglio d’istituto, primo rappresentante della destra dopo tantissimi anni. «In quel liceo rosso – ci racconta – ho fatto da apripista per una nuova generazione di impegnati a destra come Valentina e Flaminia Augello». E l’auspicio è che faccia da apripista anche a nuovi letterati assetati di futuro. Cosa possiamo aspettarci da Franchi? La risposta la dà lui stesso in Scissione, la poesia che chiude la bellissima raccolta de L’Inadempienza (Il Foglio 2008, pp. 263, € 15,00): «E adesso aspettati qualcosa / che non mi pento e non mi spengo».

sabato 9 maggio 2009

E l'impresa di Fiume diventa un romanzo... appena uscito: "Le stelle danzanti" di Gabriele Marconi

Dal Secolo d'Italia di martedì 5 maggio 2008
«Altro che Woodstock – (di cui il prossimo ferragosto si celebrerà il quarantennale, ndr) – la prima “festa” libertaria del Novecento avvenne a Fiume nel 1919, novant'anni fa, quando la gioventù, fino a quel momento considerata tout court una fase della vita, prese coscienza di poter incidere da protagonista nella storia come generazione».
Parola di Gabriele Marconi, che nel suo ultimo libro, da pochi giorni in libreria, Le stelle danzanti. Il romanzo dell’Impresa fiumana (Vallecchi, pp. 320, € 15) racconta proprio quella straordinaria epopea: migliaia di ragazzi – reduci della grande guerra e anarchici, soldati e artisti giunti d’ogni dove – che, guidati da Gabriele d’Annunzio, il più importante rappresentante della cultura del tempo, per sedici mesi (dal settembre 1919 al dicembre 1920) tennero in scacco il governo italiano e la diplomazia internazionale.
Portarono l’arte al potere – come teorizzato da F. T. Marinetti, tra i primi a accorrere a Fiume – e realizzarono il sogno di uno Stato libero e nuovo. Sì, perché quella “grande impresa dadaista” – così la salutò il club Dada berlinese – nata sulla spinta di un moto spontaneo di natura irredentista, si trasformò ben presto in un progetto simbolo capace di richiamare nella città irredenta tutti i ragazzi che credevano in un mondo migliore e che – come avrebbe cantato mezzo secolo più tardi Jim Morrison dei Doors – quel mondo «lo volevano e lo volevano… now/ora».
Non è un caso che proprio l'epopea fiumana abbia suscitato recentemente anche l'interesse dei due registi Pasquale Squitieri e Tinto Brass, che vorrebbero realizzarne un film intitolandolo proprio Me ne frego, motto dei legionari di d'Annunzio. E che lo scrittore d'avanguardia Akim Bey, situazionista e sufi allo stesso tempo, indicava nel modello di Fiume una delle sue Taz, zone temporaneamente autonome, negli anni Novanta nuova mitologia generazionale.
Ma chi erano i ragazzi di Fiume?«Giovani la cui progettualità e sperimentazione – ha scritto Claudia Salaris, storica delle avanguardie e autrice del fondamentale saggio Alla festa della rivoluzione. Artisti e libertari con D’Annunzio a Fiume (Il Mulino 2008, pp. 272, € 12) – presentano con la controcultura dei movimenti giovanili degli anni Settanta contatti troppo spesso offuscati da letture condizionate da ciò che è venuto dopo». Già, in quanto prefascista – come tale enfatizzata dal fascismo – la parentesi fiumana è stata liquidata come reazionaria e marginalizzata nei testi scolastici. Riassunta, con colpevole sufficienza, in minuscoli paragrafi del tutto insufficienti a esprimerne l’originalità e la forza anticipatrice. Certo, la marcia da Ronchi di Monfalcone (dei Legionari, come il fascismo ribattezzerà la località) – che il 12 settembre 1919 porterà d’Annunzio e i suoi duemila volontari a liberare Fiume – ispirò quella che tre anni dopo condusse Mussolini al potere. E altrettanto incontestabile è che le liturgie politiche di massa inaugurate a Fiume diventeranno arma di propaganda del regime. Ma lo spirito autentico del fiumanesimo rimane quello dell’avventura libertaria, «di un lungo e febbrile carnevale della trasgressione – ha scritto ancora la Salaris – in grado di coagulare una quantità di esperienze diverse, di ansie di ribellione, di velleità rivoluzionarie che si apparentano alle avanguardie del tempo, ma anche a un momento insurrezionale come il Sessantotto».
A distanza di novant’anni, tale laboratorio socio-politico – talmente sui generis da coniugare aspirazioni politiche diverse e plurali – continua a mettere in imbarazzo, oltre agli storici e ai politici, anche intellettuali, registi e scrittori. Un silenzio interrotto, pressoché in contemporanea, dal romanzo di Marconi e dall’ultimo libro di Antonella Sbuelz Carignani, Greta Vidal (Frassinelli, pp. 352, € 17,50). Una storia di passioni nella Fiume di D’Annunzio, quest’ultima, tra Greta, diciottenne della buona borghesia, e Tullio, giovane ex aviatore. Due ragazzi che, come tanti altri, si innamorarono dell’idea di una città governata da un poeta.
«Una vicenda – ci confessa Marconi – che conoscevo poco. Quando Area (la rivista mensile di cultura politica di cui Gabriele è direttore responsabile, ndr) dedicò un focus di approfondimento sull’impresa, impaginando i pezzi dei collaboratori, mi sono incuriosito e ho cominciato a studiarla». Un lavoro di anni, il suo, che ricostruisce fedelmente lo spirito del tempo, dosando finzione e fatti storici.
Il libro, prima di essere pubblicato dalla Vallecchi, è stato presentato ad altri autorevoli editori, «ma – ci racconta l’autore – l’hanno ritenuto troppo appassionato e coinvolto. I protagonisti, mi hanno detto, avrebbero dovuto parlare più criticamente di d’Annunzio, ma non potevo ridimensionare l’entusiasmo di giovani ventenni, forgiati dalla guerra, che si trovavano di fronte un poeta andato veramente in trincea, non come gli intellettuali cui siamo abituati noi, che negli anni Settanta firmavano appelli di sostegno alla lotta armata bevendo comodamente champagne nei salotti». A differenza di uno dei rari romanzi sull’impresa fiumana, Poeta al comando (Mondadori, 2003) di Alessandro Barbero, in cui il protagonista assoluto è proprio lui, il vate guerriero, nel libro di Marconi sono soprattutto i giovani ad esserlo.
«Disertori in avanti», li definì Marinetti. I tanti militari che, da soli o a battaglioni interi, per raggiungere Fiume disertarono dalle caserme, la maggior parte di loro rischiando la Corte Marziale, e dalle famiglie. Molti vi rimasero fino al “natale di sangue” del 1920, quando il governo italiano decise di fare sul serio. Una decisione a lungo rimandata: «Quando Nitti chiedeva di intervenire militarmente, il generale Badoglio – spiega Marconi – rispondeva che tutto l’esercito era infiammato e tutti volevano andare a Fiume. È singolare come questi ragazzi, appena usciti da una carneficina, fossero già pronti a ricominciare». Il “comandante” li aveva conquistati tuonando contro la “vittoria mutilata” e un governo che troppo debolmente aveva cercato di far valere le proprie ragioni. «Ascoltare d’Annunzio – dice l’ardito Marco Paganoni, uno dei protagonisti del romanzo – è stato come tornare a casa». Perché, come conferma l’amico fraterno Giulio Jentile, «adesso pare una colpa aver fatto la guerra. Siamo dovuti tornare di notte, dal fronte, per non causare agitazioni, mentre i soldati francesi passavano sotto l’arco di trionfo coi fiori e la banda». È, la loro, un’amicizia nata in trincea. Tornati ognuno a casa propria, Marco a Bergamo e Giulio a Roma, non riusciranno a riadattarsi alla vita civile. Non è facile per una generazione che, per dirla con Giulio, «è maturata al sole delle bombe, troppo per non sentirsi responsabile di ogni ingiustizia che ci capita di vedere». Così decide di partire per l’Argentina, dove lo aspetta un futuro da maestro elementare. Ma all’ultimo momento il destino lo porta a Fiume, dove ritroverà Marco e Daria, crocerossina triestina di cui entrambi sono infatuati. E sarà proprio per amore che Giulio si unirà agli Uscocchi, i corsari di d’Annunzio, i legionari scelti dall’Ufficio “colpi di mano” per rimediare nei modi più creativi i beni di prima necessità per la città assediata. Vestiti con abiti borghesi, il loro compito è individuare un mercantile «abbastanza cicciotto», imbarcarsi e, una volta in mezzo al mare, tirare fuori le pistole e condurlo a Fiume. «Più che dei pirati slavi da cui prendevamo il nome – pensa Giulio – sembriamo usciti da un libro di Salgari. Soldati del re che fanno concorrenza alle Tigri di Mompracem».
Tutto vero. E reali sono le figure irregolari che “popolano” il romanzo. Leone Kochnitzky, ad esempio, il poeta e combattente belga che durante il periodo della reggenza fiumana ebbe un ruolo da ministro degli esteri. Alceste de Ambris, il sindacalista rivoluzionario cui si deve la Carta del Carnaro, una delle più avanzate del periodo. Mario Carli, animatore del drappello ardito-futurista del giornale La testa di ferro, colui che coniò il motto “Arditi, non gendarmi”. Fiume, del resto, non sarà mai una città irreggimentata, rimarrà una sarabanda ricca di guasconate e beffe spettacolari. Celebre quella di cui fu protagonista Guido Keller – fondatore a Fiume del gruppo mistico-politico dello Yoga (Unione di spiriti liberi tendenti alla perfezione) – volato fino a Roma sulla sua avamposto SVA per sganciare un pitale pieno di rape su Montecitorio.
La mobilitazione degli artisti in favore della causa fiumana sarà totale, ma il clima di festa permanente attirerà anche avventurieri spregiudicati, opportunisti travestiti da legionari della prima ora, delinquenti comuni in cerca di impunità e spie di Roma pronte a complottare ai danni del comandante. Saranno proprio i nostri eroi, sotto la direzione di Horst-Venturi, a sventarne le trame in un susseguirsi di colpi di scena. Scanditi a ritmo musicale. «All’inizio di molti capitoli – ci dice Gabriele, che è anche apprezzato autore e performer di musica alternativa – ho inserito dei brani di Altaforte, la canzone di Renato Colella ispirata alla Sestina Altaforte di Ezra Pound: sono versi dedicati al trovatore Bertrand de Born, ma si adattavano splendidamente alla vicenda fiumana, perché parlano la stessa lingua interiore». Quella del caos. Perché se è vero che simbolo della reggenza del Carnaro furono le stelle dell’Orsa Maggiore – indicanti la Stella Polare – altrettanto importanti sono quelle danzanti del titolo, che, citando Nietzsche, possono essere generate «da chi ha il caos dentro di sé».
Un romanzo storico, pertanto, ma anche attuale. La vicenda magmatica e incandescente di Fiume può essere letta come una metafora, tutt’altro che nostalgica, dei nostri tempi. «Chi studia vulcanologia – chiosa Gabriele – sa che quando c’è un’eruzione la lava fonde insieme minerali diversi e crea il cristallo nuovo, che può venire forgiato solo dal mescolamento». E tante identità diverse possono crearne una nuova, originale, avanzata e vincente.
Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana
EditoreVallecchi (collana Stelle) 2009, 320 p., brossura € 15,00
L'autore.
Gabriele Marconi, nato a Roma nel 1961, è giornalista professionista, direttore responsabile del mensile “Area - politica, comunità, economia”. È arrivato in finale al Premio Tolkien 1988 con il racconto “Il Guardiano”. Il suo primo romanzo è “L’enigma di Giordano Bruno” (Minotauro, 1996). Tra i fondatori della Società Tolkieniana Italiana, ha collaborato al “Dizionario dell’universo di J.R.R Tolkien” (Bompiani, 2003). Nel 2001 ha vinto il premio “Tolkien on line” con il racconto “L’ultima notte di luna piena”; altri racconti sono presenti all’interno di alcune antologie di narrativa fantastica. Il suo secondo romanzo, un main stream sugli anni di piombo dal titolo “Io non scordo” (Settimo Sigillo, 1999), è stato riedito da Fazi nel 2004 ed è stato scelto per la terna finalista del Premio Alfredo Cattabiani.
Nel maggio del 2008 ha pubblicato un romanzo per la Dario Flaccovio editore, “Il Regno nascosto” (insieme ad Errico Passaro).
Ha collaborato come autore alla trasmissione di Radio2 Rai “La storia in giallo” e inciso due cd musicali: “Noi felici pochi” e “In viaggio”.
Il blog di Gabriele Marconi: La casa sull'albero

martedì 14 aprile 2009

Abruzzo, la dignità e l'orgoglio di gente che sa cos'è il pudore dei sentimenti

Dal Secolo d'Italia, edizione domenicale del 12 aprile 2009
«Villa Sant’Angelo era una bomboniera. Ne andavo davvero fiero. Ora non mi resta che essere fiero dei suoi abitanti». Pierluigi Biondi (nella foto a destra), giornalista 34enne, collaboratore del nostro Secolo, è il primo cittadino di un borgo che, come altri, è stato cancellato dal sisma della settimana scorsa. L’hanno definito, senza esagerare, il «sindaco-eroe». Perché, come i suoi compaesani, non si è risparmiato. Ha consumato in silenzio e in fretta le sue lacrime e si è rimboccato le maniche, come fosse la cosa più naturale da fare. Scavare a mani nude. Aiutare gli altri. Perfino consolare. Nel buio e nella polvere che ti avvolgono. Organizzare il futuro, il mestiere più difficile. Nelle sue parole amare c’è il rammarico di chi ha visto sbriciolarsi in pochi secondi il lavoro di tanti anni, ma anche la fierezza di chi è pronto a ricominciare. Di chi vuole ripartire.
Il racconto del terremoto che ha flagellato il territorio aquilano è tutto in quella frase asciutta, priva di autocommiserazione. La devastazione di luoghi bellissimi, dall’imponente valore storico e simbolico, come la Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio, e ancor di più la basilica di Collemaggio, chiesa della Perdonanza e di Papa Celestino V. I paesi rasi quasi interamente al suolo, località dai nomi sino a ieri pressoché ignorati dalla grande opinione pubblica: Onna, Paganica, San Demetrio, San Gregorio, Pianola, Poggio Picenze, Carapelle Calvisio... E le vittime, naturalmente. Persone comuni che si sono ritrovate, loro malgrado, protagoniste per una notte, l’ultima della loro vita. Tante storie drammatiche. Poche a lieto fine: il salvataggio dei sette bimbi della casa famiglia “Immacolata Concezione” che a San Gregorio da sempre ospita piccoli bisognosi; Marta, la studentessa teramana rimasta bloccata sotto le macerie per 23 ore; Francesca, la ragazza di Loreto Aprutino che si è salvata annodando le lenzuola e calandosi in strada dal balcone. Meno fortunato di lei un altro ragazzo di Loreto, Giuseppe Chiavaroli, campioncino di calcio passato dalle giovanili della Fiorentina, morto lunedì scorso a seguito delle ferite riportate. Una vera e propria strage di studenti. È crollata persino la Casa dello studente, l’edificio moderno che si è piegato su se stesso seppellendo i sogni dei tanti ragazzi che avevano scelto l’ateneo aquilano per gli studi universitari.
Cifre che si rincorrono, morti che ci si ostina a chiamare dispersi, le speranze che si affievoliscono con il passare delle ore, l’eroismo dei soccorritori provenienti da tutto il mondo e di chi si è salvato ma non ha nessuna intenzione di scappare, pronti a frugare tra i detriti per strappare più persone possibili alla notte. Malgrado le scosse continuino a minacciare nuovi crolli. Incuranti del pericolo. Li hanno chiamati, con una piccola concessione alla retorica, “gli angeli delle macerie”. Una gioventù che accorre da tutta Italia. Non per mettersi in fila a un casting sperando di partecipare a un reality show. Ricordano, piuttosto, i volontari dell’alluvione di Firenze.
Un esempio tra tanti, quello offerto da Guido Liris (foto a sinistra), medico 29enne specializzando in igiene e medicina preventiva. La sua Pianola va in frantumi ma lui non si perde d’animo. Si precipita in strada, il tempo di estrarre dalle pietre che lo ricoprono il corpo senza vita dello zio e di salvare la cugina, riparata da un armadio incastrato nel muro a mo’ di capanna, e già organizza un primo soccorso per i feriti. All’alba è ancora in prima linea, all’Ospedale San Salvatore. Costata nove volte più del previsto, tirata su in ventisette anni di sprechi, la struttura è al limite del collasso. Bisogna evacuare in fretta tutti i reparti, persino la rianimazione. Senza poter usare l’ascensore, caricandosi sulle spalle un paziente dietro l’altro mentre la terra continua a tremare e i calcinacci vengono giù. E poi il ritorno a Pianola, la decisione spontanea e immediata di organizzare un punto medico nello spiazzo del campo sportivo dove chi l’ha scampata si è rifugiato per cercare un minimo di tranquillità. Per avere l’autorizzazione il Centro emergenze pretende la presenza di un medico che se ne prenda la responsabilità. Guido non ci pensa due volte: è un medico, conosce le patologie di ogni singolo compaesano, sa chi sta male davvero e chi è solo emotivo ma non per questo va trascurato, anzi. Adesso il punto medico di Pianola, con oltre duecento volontari della protezione civile, settecento persone che vi pernottano e oltre duemila pasti giornalieri, è uno dei più efficienti del dopo-terremoto e Guido è lì. «Non mi allontano neanche per un minuto, non c’è altro posto al mondo dove vorrei essere se non tra la mia gente». Un’ultima cosa, però, ci tiene a dirla: «Le istituzioni, tutte, ci sono vicine, scrivilo!».
Ed è vero, malgrado del palazzo della prefettura non sia rimasto altro che una facciata martoriata, lasciando il governo sfollato tra gli sfollati, gli uffici – insieme con il nuovo prefetto – ospitati dai Vigili del Fuoco. I primi a intervenire, insieme alle forze dell’ordine, alla Forestale, alla Guardia di Finanza e agli Alpini, che qui hanno le caserme. La Provincia rimane inagibile, la presidente Stefania Pezzopane ha avuto un luto in famiglia, ma non fa mancare il suo supporto. La Regione non ha più uffici operativi, eppure il governatore Gianni Chiodi (nella foto a sinistra) non ne vuole sapere di arrendersi. «Avremo 25mila persone che non potranno rientrare a casa, un evento senza precedenti. Ma gli abruzzesi sono persone forti, più forti del terremoto». Donne e uomini che, diceva il pescarese Ennio Flaiano, «conoscono il pudore dei sentimenti», abituati come sono a una concretezza misurata da una geografia aspra e da una storia che non ha mai concesso sconti. Non è certo il primo terremoto, questo. L’Aquila ne ha subito uno apocalittico nel 1703 con 6000 morti. E nel 1915 il terremoto di Avezzano ne ha contati in tutta la Marsica quasi 30.000. Eppure anche in quelle occasioni la gente seppe reagire con una compostezza incredibile. «Quello che più mi sorprese – scrisse nell’autobiografico Uscita di sicurezza (1949) Ignazio Silone, che in quella sciagura perse la famiglia – fu la naturalezza con cui i miei paesani accettarono la tremenda catastrofe». È quello che confermano le reazioni dignitose degli anziani e i loro volti intatti, com’erano le loro case. «Facce d’Abruzzo – ha scritto la narratrice Silvia Balestra – gente legata alla terra, che pure il mondo l’ha percorso in lungo e in largo, ma che di terra riconosce solo quella. E pare di vedere, in queste facce e in questi sguardi diritti, qualcosa di simile alla saggezza e all’orgoglio».
Lo Stato c’è – dicevamo – e oggi è atteso il presidente della Camera Gianfranco Fini, che passerà la Pasqua insieme agli sfollati. Non si tratta di politici che vengono a fare passerella, come ha detto chi, pensando di avvantaggiarsene politicamente, non perde il gusto della polemica neanche in questi momenti e, forse, avrebbe preferito uno Stato assente. Mai come stavolta le istituzioni, in una gara di solidarietà senza precedenti, si sono dimostrate così reattive. Pronte a dare il loro contributo ma anche attente a dare sollievo a un’umanità dolente. Nel campo attrezzato dalla Protezione civile a San Vittorino, la piccola Arianna ha festeggiato i suoi nove anni, in una tenda blu che sarà la sua casa ancora per un po’, con altrettante candeline da spegnere e un invitato speciale: Gianni Alemanno. «Nel 1980, col Fronte della Gioventù – ha ricordato il sindaco di Roma – andai in Irpinia come volontario. Sono rimasto dieci giorni: un’esperienza dura, ma anche bella». Non è mancato il presidente Giorgio Napoletano, quasi infastidito dai flash: «Non sono venuto qui a farmi fotografare – ha detto – ma a portare il mio sostegno alla popolazione e ai soccorritori». E tra i tanti ministri accorsi, c’è stata anche Mara Carfagna, che s’è portata dietro i pediatri clown per distrarre bambini che hanno ancora la paura negli occhi. Alcuni di loro hanno perso i genitori, altri i nonni o i cuginetti, persino i compagni di scuola. Ridono e giocano ma poi chiedono di tornare a casa. Non sarà possibile tanto presto. La normalità non abita più qui. C’è molto da fare per riavere una quotidianità serena. Per dare un futuro alla piccola Giorgia, venuta al mondo poche ore prima della famigerata scossa delle 3.32 di domenica notte.
Nel frattempo il ministro Maria Stella Gelmini ha annunciato un decreto che, consentendo di superare il vincolo minimo dei 200 giorni di lezione per la validità dell’anno scolastico, di fatto farà sì che nessuno studente perda l’anno. Una “promozione” anticipata che, per una volta, non sarà festeggiata dagli studenti. La realtà parla d’altro. C’è il dolore dei familiari delle vittime, le migliaia di feriti da curare, la necessità di dare risposte immediate ai senza tetto, le imprese da sostenere, gli sciacalli – e i soliti idioti che non trovano di meglio da fare che seminare il panico con falsi allarmi – da combattere.
Si scorre l’ormai definitivo e lunghissimo elenco delle vittime, le foto sorridenti pubblicate dalla stampa locale, con il terrore di trovare il nome di un amico, di un collega. «L’elenco? – si sorprende Pierluigi Biondi – Qui ci conosciamo tutti, siamo un’unica grande famiglia». Li conosce uno per uno, i 17 “caduti” del suo comune. Anche L’Aquila, con i suoi 70.000 abitanti, è poco più di un paese. E se è vero che sono caduti tanti, troppi campanili di Chiese, è altrettanto vero che sono venuti meno anche quei piccoli e stupidi campanilismi che a volte resistono nelle province italiane. Non è retorica dire che nelle difficoltà gli uomini danno il meglio di loro stessi. Ma c’è anche chi non sa aspettare e le calamità naturali va ad affrontarle dove si presentano, esprimendo la generosità in silenzio, senza ostentazione. L'aquilano Sandro Spagnoli (nella foto a sinistra), 52 anni, dipendente regionale, disaster manager e responsabile delle missioni internazionali di Nuova Acropoli, associazione di volontariato con sede in 54 Stati, era uno di loro. Un destino assurdo, il suo: dopo aver girato il mondo, letteralmente, per guidare le squadre di soccorso ovunque ce ne fosse bisogno – dalla Thailandia devastata dallo tsunami ai sismi in Pakistan e Indonesia del maggio 2006 con epicentro nell’isola di Giava – è stato raggiunto e ucciso dal terremoto in casa. Anche nel suo nome, la città di Federico II deve continuare a vivere.

sabato 28 marzo 2009

Parole Parole Parole

Ascolto Gianfranco Fini al congresso fondativo del nuovo partito del Berlusca. Belle parole, grande etica e moralità indiscutibile. Ma perché ha scelto la via dell'estinzione ?

martedì 24 marzo 2009

Scusate il ritardo ..

Sia fatta chiarezza su questo uomo piccolo e fragile, che ieri è uscito di prigione, dopo esser stato ingiustamente accusato di uno stupro che non ha mai commesso. Karol è un ragazzo timido ed introverso. Quando stamattina sono entrato nella stanza d'albergo dove alloggia ha avuto paura e si è tirato indietro. La sua interprete mi dice che l'hanno picchiato a sangue, poi si è calmato perché ha capito che non sono un poliziotto, quindi gli ho dato la mano, e lui, porgendomi un sorriso assolutamente privo di dentatura, invece di stringerla, l'ha baciata, in segno di rispetto e devozione, mi ha detto lei. Karol ha 36 anni, è alto un metro e 55cm e porta 38 di piede. L'hanno tirato fuori di galera senza lasciargli nulla. Non una maglia, un pantalone, un paio di scarpe. Da ieri sera è blindato in un albergo di Roma con una giornalista che gli ha comprato degli abiti, e che farà stasera la sua esclusiva in qualche programma televisivo. Prima di essere arrestato faceva le pulizie in un campo rom per 3 euro al giorno. Ha un orecchio devastato dalle percosse ed è terrorizzato da presenze estranee. Ieri era un mostro, oggi una vittima indifesa. Spero trovi il suo posto nel mondo.

giovedì 19 febbraio 2009

"BUONGIORNO, GIORNO" DI LUCIANA ORSATTI

Buongiorno, giorno!
di Luciana Orsatti
Ed. La Stanza del Figlio
Euro 20,00, 248 pagg., dic.2008

“Buongiorno, giorno!”, è l’ultimo impegno di Luciana Orsatti fra i tanti da lei posti in essere a sostegno e assistenza ai genitori che si trovano ad affrontare la perdita di un figlio.
Il libro-saggio tratta con rigore professionale i dettagli di quel “lungo percorso dell’elaborazione del lutto…”, che tanti genitori devono percorrere ed in cui si chiedono, giorno dopo giorno, istante per istante: “ Perché mio figlio non c’è più?”. Orsatti indica nelle sue pagine la via da seguire, quella “che li restituirà alla luce…” E la Orsatti lo descrive quel cammino: “Duro, faticoso, a volte anche insidioso, pieno di ostacoli, ma ognuno sa che è questa la sola via da percorrere…”, indicandola in quella dell’ “auto muto aiuto”.

Luciana Orsatti ha voluto che la copertina e molte pagine del suo libro, edito nel dicembre 2008 a Pescara, fossero corredate da opere pittoriche di Marco Josto Agus.

Frequento da anni “La Stanza del Figlio”.
Conosco benissimo questa Associazione e ne ammiro l’impegno profuso. So quanto sia importante il sostegno offerto “ai genitori che si trovano ad affrontare la perdita di un figlio”. Questo libro-saggio ne è un’altra chiara dimostrazione.

Grazie Luciana Orsatti.
Il tuo “Buongiorno, giorno!” è anche un fiore portato a Marco Josto. E’ anche un lume acceso per Lui.
Ma è, in primo luogo, una luce che rischiara il nostro arduo ed oscuro sentiero. Quello di noi genitori, “orfani di un figlio”.

beniamino agus, 19 febbraio 2009
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Luciana Orsatti, laureata in “Lingue e letterature straniere” e in “Psicologia”, specializzata in “Psicoterapia ad indirizzo psicodinamico”, è fondatrice ed attuale Presidente de “La Stanza del Figlio”.

La Stanza del Figlio
Via Milano 75, 65122 Pescara
www.lastanzadelfiglio.com
la_stanza_del_figlio_@yahoo.com
085.2407038
347.4715301

martedì 10 febbraio 2009

ELUANA

Eluana

Siste Viator
Un pensiero, un fiore, una carezza, una luce, un canto d'Amore.

sabato 7 febbraio 2009

COLORISMO-LA RINASCITA DELL'ISMO PREMIO PER LA PITTURA IN RICORDO DI MARCO JOSTO AGUS

In ricordo di Marco Josto Agus, Pittore e Poeta

marco josto agus, Nuit, olio a spatola su tela, 100x70, 2002


Il 23 febbraio di cinque anni or sono, Marco Josto Agus si incamminava sulla strada dell’Eternità.

Di lui è rimasto il profumo nell’aria, un profumo che nemmeno un immenso campo di fiori può coprire. E’ il profumo della sua giovane esistenza, vissuta nel senso dell’etica e della “poetica del quotidiano” e con una bellezza interiore che si manifestava nel gesto, nella generosità, nell’altruismo. E’ il profumo della sua Arte.

In questi giorni, per ricordarlo, è stato bandito un concorso internazionale sul web, riservato ai Pittori. L'hanno organizzato “gigArte.com”, portale dell’arte di Napoli, ed il ”Centro Studi” di Avezzano, a lui dedicato.
La Croce Rossa Italiana – Comitato Regionale Abruzzo, presieduto dalla Prof.ssa Maria Teresa Letta, ha concesso l’Alto Patrocinio Morale, alla luce dell’alta valenza etico-culturale del concorso. Altre espressioni della cultura, dell’arte e del volontariato accompagneranno idealmente la manifestazione. Hanno infattie espresso il loro contributo “ideale” a questo avvenimento, “Terza Pagina World”, da Dublino; “La Stanza del Figlio”, da Pescara; “La Bussola”, da Napoli; “Antico Caffè dal 1855” e “Piazza Repubblica Libri”, da Cagliari; “Statica Evoluzione”, “Raul Arte”, “AV Graphic e Photo”, “Frequenze e Dissonanze”, “Tre di Tre Editori”, “Il Punto d’Incontro”, “Libreria Panella” e “MarsicaNews”, da Avezzano.

Il tema del concorso sarà “Colorismo – la rinascita dell’Ismo”, manifesto pittorico di Marco Josto Agus, redatto in Avezzano nel novembre del 2002 e di cui si propongono alcuni passi essenziali.

Scrive l’Artista : “Il colorismo parte dal presupposto che il colore, inteso come massa dipinta, sia l’elemento dominante dell’opera, senza il quale, prima ancora della forma, la parola pittura non trova il suo completo significato.
Il colore come parte dominante del dipinto, colore steso con il pennello o la spatola, rispettando, gestualmente parlando, la maestria pittorica dei grandi artisti del passato. Il fare pittorico, inteso come mestiere artigianale, è l’elemento dominante, non più performances strutturali o eventi mediatici, ma, nel rispetto della tradizione una pittura basata sul colore violento o tonale, densa o diluita in giochi chiaroscurali, un bel dipingere insomma, alla maniera impressionista o barocca.
Con questa opera intitolata “Nuit” intendo aprire il mio manifesto di propaganda pittorica, una tela dove il colore domina la scena i blu oltremare ed i neri tingono di lutto la notte della rinascita, dove la luce della civiltà risorge, come la pittura, dalle macerie della tragedia.
Il paesaggio torna rurale, la terra chiama i suoi figli alla coltivazione ed al lavoro, i campi arati segnano il ritorno all’antico, al mestiere manuale, alla rinascita da zero”.

Ricca la dotazione premi messa a disposizione da parte degli organizzatori.

L’evento, che si svolge dal 15 al 23 febbraio 2009, si concluderà con due distinte graduatorie. Una popolare ed una di merito. La popolare riguarderà i consensi ricevuti dai visitatori del sito web che ospita l’avvenimento. Quella di merito sarà stilata da apposita giuria presieduta da Luca Di Giampietro e composta da Maria Arcelli, Silvia Di Donato e Beniamino Agus.
Chi desidera parteciparvi può iscriversi tramite il sito http://www.gigarte.com/ dove troverà tutti i riferimenti opportuni.
benag

lunedì 2 febbraio 2009

Hump attacks

L'altro giorno .. a casa mia, lo pseudocane Yagi dava evidenti segni di insofferenza.. una instabilità causata per lo più dalla mancanza di partner. Molestava qualsiasi cosa gli capitasse a tiro. Yagi, infatti, non si è mai accoppiato, ed ha quasi tre anni. Oggi, finalmente, on line, ho trovato una valida soluzione ..

sabato 31 gennaio 2009

Ciao Mike

giovedì 22 gennaio 2009

BELLO!

Ieri sero ho visto il puntatone di portaporta su AlBano e mi sono gasato come una bestia.......

Consigli per l'ascolto:
Munirsi di cuffie o impianto stereo adeguatamente tarato, portare il volume in zona 7/9 e mentre si canta il ritornello gridare ad alta voce "AlBano sei forte"!

Buongiorno mondo



Ebony and Ivory live together in perfect harmony
side by side on my piano keyboard,
oh Lord, why don't we?
We all know that people are the same
where ever we go
There is good and bad in ev'ry one
We learn to live, we learn to give each other
what we need to survive together alive
Ebony and Ivory live together in perfect harmony
side by side on my piano keyboard,
oh Lord, why don't we?
Ebony, Ivory living in perfect harmony
Ebony, Ivory, ooh
We all know that people are the same
where ever we go
There is good and bad in ev'ry one
We learn to live, we learn to give each other
what we need to survive together alive
Ebony and Ivory live together in perfect harmony
side by side on my piano keyboard,
oh Lord, why don't we?
Side by side on my piano keyboard,
oh Lord, why don't we?
Ebony, Ivory living in perfect harmony

martedì 20 gennaio 2009

Obama Day



Si stimano in oltre 2 milioni le persone arrivate a Washington per il giuramento, per i più fortunati la possibilità di assistere alla cerimonia da sotto la tribuna dove sono state collocate 28mila sedie: oltre 240mila i posti in piedi per chi possiede biglietto. Per seguire l'evento i convenuti possono comunque rivolgere lo sguardo ai 24 maxi-schermi installati lungo The National Mall, che si estende da Capitol Hill al Lincoln Memorial.
C'è grande attesa per il discorso che si preannuncia essenziale e stringato lungo solo 17 minuti, in ossequio alla scaramanzia che vuole fortunati i presidenti il discorsi di insediamento durano pochi minuti.
Imponenti le misure di sicurezza. Per l'occasione schierati oltre 8.000 poliziotti, 7.500 militari, 10mila membri della Guardia Nazionale equipaggiati in modo eccezionale per prevenire il rischio di attentati. Prevista anche la presenza di centinaia di agenti dell'Fbi.
Una manifestazione imponente costata, nonostante la crisi economica che affligge il paese, 150 milioni di dollari, quasi quattro volte quella di Bush. Una celebrazione il cui fasto è direttamente proporzionale alle aspettative sul presidente.

venerdì 16 gennaio 2009

qualcosa che .....

Antropologia dei sensi



Antropologia dei sensi
Helmuth Plessner
Prezzo € 11,00
Dati 2008, 123 p.
Editore Cortina Raffaello (collana Minima)

Helmuth Ptessner, uno dei fondatori dell'antropologia filosofica, indaga sulla dimensione corporea della nostra esistenza. Qual è il "senso dei sensi"? Perché la vista risulta più legata alla conoscenza scientifica rispetto agli altri sensi? Cosa succede quando qualcosa viene tradotto da un senso a un altro, da un gesto a un suono, da una parola a un grafico? La principale novità sta nel fatto che si conduce un esame specifico delle diverse modalità sensoriali e delle prestazioni culturali a esse legate, dal rappresentare al danzare, dal parlare al calcolare, facendo chiarezza sui vari modi in cui facciamo esperienza del mondo.

What do you think about ?

giovedì 15 gennaio 2009

a proposito di Motown ..STUDIO54

Posizionato al 254 Ovest della Cinquantaquattresima Strada a Manhattan, tra la Settima e l'Ottava Avenue, inaugurato nel 1977 e chiusa nel 1986, lo Studio54 è stato il discoclub più prestigioso della storia. 1.800 metri quadrati di pista, bombardati da uno spiegamento di 54 differenti effetti luce, fiamme di stoffa svolazzanti, strisce di alluminio che ondeggiavano, neon rotanti, luci stroboscopiche e torri di riflettori colorati che diffondevano luci intermittenti e che si alzavano e si abbassavano sui mille ballerini che potevano accalcarsi sulla pista. Bufere di neve sintetica investivano l’intero spazio e palloni di varie fogge e dimensioni venivano lanciati in momenti prestabiliti. Il celebre Uomo sulla Luna veniva fatto scendere all’acme dalla frenesia notturna per offrire ai presenti lo scintillante contenuto di un cucchiaino d’argento. Allestito all'interno di un teatro che fino al decennio prima fungeva da studio televisivo, aveva come caratteristica principale l'altissimo grado di selezione, le provocazioni al costume e la stravaganza delle serate.

mercoledì 14 gennaio 2009

Motown records 50th anniversary

12 Gennaio 1959: Un giovane autore afro-americano fonda la Tamla Records…
… quel ragazzo è Berry Gordy. Grazie alla sua famiglia, che gli presta 800 dollari, ha inizio un sogno, oggi meglio conosciuto con il nome di “Motown”.........Non dico altro....


martedì 13 gennaio 2009

Il Diavolo.. e la lista dei testimoni



Nella lista di 498 possibili testimoni citati da Luciano Moggi e dal suo legale Paolo Trofino in vista del processo su Calciopoli, c'è anche il premier Silvio Berlusconi.

Il processo prende il via il 20 gennaio al tribunale di Napoli. Secondo il quotidiano 'Il Mattino' , l'ex DG della Juve della Juventus ha citato praticamente tutti i presidenti delle squadre di A dei campionati 2004/05 e 2005/06, ma anche i vertici federali di allora.

Ma anche i pm Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci hanno preparato una lista di tutto rispetto, avendo citato 108 testimoni: dal maggiore dei carabinieri Attilio Auricchio (che ha condotto per due anni l’inchiesta sul mondo del calcio) fino ad allenatori come Carlo Ancelotti, Carlo Mazzone e Zdenek Zeman, oltre ad Adriano Galliani e Roberto Mancini.

Il processo dovrà stabilire se esistesse davvero un "sistema" capace di garantire un cammino sportivo agevolato alla Juventus attraverso la corruzione di arbitri e guardalinee.

sabato 10 gennaio 2009

Buon week end a tutti .. see you soon

venerdì 9 gennaio 2009

Oggi è il mio compleanno e ho deciso di rifarmi l'auto..

Dopo mesi di appiedate e prestiti vari, ho finalmente deciso di ricomprare un auto. L'ardua scelta verte su tre modelli, che si equivalgono per design, dotazioni, e affidabilità ..







mercoledì 7 gennaio 2009

“No line on the Horizon”


Sono due le date che i fans degli U2 devono segnare sul calendario: il 2 marzo, data di pubblicazione di “No line on the Horizon”, il dodicesimo album di studio della band, e il 3 luglio. Sarà questo il giorno in cui Bono Vox e soci torneranno a suonare dal vivo in concerto in Italia, e secondo indiscrezioni la location dell'evento potrebbe essere la Reggia di Venaria, alle porte di Torino.

Le registrazioni sono cominciate a Fez in Marocco lo scorso anno, sono proseguite a Dublino nello studio della band, a New York presso il Platinum Sound Recording Studio e sono state completate all’Olympic Studio di Londra.

"Somiglia ad un album degli U2, ma non è simile a nulla di ciò che abbiamo fatto finora; e non è simile a nulla di ciò che c'è in giro al momento". Così The Edge, il leggendario chitarrista degli U2, ha detto del nuovo album del gruppo irlandese.

Il disco, prodotto da Brian Eno e Danny Lanois con la collaborazione di Steve Lillywhite.

1991